Adele Murace, a creare gioielli me la “scialo”

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Ho pensato e ripensato a quale titolo scegliere per raccontare questa bella storia di Calabria. Per spiegare quanta energia, allegria e ottimismo mi abbia trasmesso Adele Murace, giovane orafa calabrese, che si diverte nel suo lavoro. O meglio, se la sciàla, come diciamo in dialetto calabrese. Accento più, accento meno.

Letto e riletto gli appunti presi durante la chiacchierata, iniziata con Adele che sgranocchiava una fresella con pomodoro e olio, mentre io sorseggiavo la mia tisana.

Capire che nelle parole di questa brava artigiana di Bivongi c’è un fiume che scorre a volte impetuoso, altre calmo, ma con lo stesso intento: sfociare in un mare dove ogni sillaba, accompagnata alle altre, dà vita a qualcosa di meraviglioso.

A partire dai suoi gioielli che, per dirla come Adele, omaggiano storie. E il suo fluire incontra le nonne Titina e Teresa, rocce di vita che hanno ispirato la sua arte orafa.

Ci tuffiamo?

L’angolo del laboratorio: dalle perline ai gioielli

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I genitori di Adele, entrambi artigiani, avevano un laboratorio di tendaggi, cornici e tappezzeria.

Il mio primo angolo di laboratorio si trovava in quello di mia madre. Era un piano da cucire rotto. Prendevo le pinze e i fili di rame da papà, e un pacco di monachelle che mi aveva comprato mamma. Raccoglievo pezzi di bigiotteria rotta, bottoni, vetrini, bulloni e realizzavo i miei primi orecchini. Sai la cosa strana? Adesso, in quell’angolino del laboratorio, ci sta mia madre e io dove stava lei”.

Non ha capito da subito che realizzare orecchini, anelli e bracciali potesse diventare il suo lavoro. Ci sono stati tanti segnali però che ha poi unito. Come quando sua sorella Maria le chiese degli orecchini per il suo banchetto al mercatino della Badia di Bivongi.

“Frequentavo il primo superiore e facevo la cameriera in un bar. Un giorno, Maria mi chiese se potevo darle gli orecchini che avevo creato. Li ha esposti sulla sua bancarella, con un cartello “Creazioni Adele Murace”. Se ne tornò per due sere di fila con un bottino di 90 euro al giorno: io per guadagnare quei soldi come cameriera ci mettevo settimane”.

Adele Murace: corsi e rincorse per diventare orafa

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Così ha capito che quella passione poteva diventare altro. Ha iniziato a raccogliere bigiotteria vecchia e a smontarla. Voleva capire com’erano fatti i gioielli. Ha impiegato del tempo per migliorare le tecniche e sperimentare. E ancora continua.

“Ho imparato tante tecniche da autodidatta. Anche se ho seguito poi dei corsi da orafa, con qualifiche, ho interiorizzato alcuni passaggi che non sono più riuscita a modificare”.

La scelta di iscriversi al corso di oreficeria a Valenza Po (Alessandria) è venuta naturale, anche se all’epoca frequentava Restauro all’Unical.

“La mia domanda in uno dei quattro poli orafi più importanti di Italia fu accettata. Passai l’estate a lavorare per avere dei soldi per partire e vivere fuori – il corso della For.Al era gratuito. A ottobre ho fatto le valigie e seguito il corso, conseguendo la qualifica da orafa”, racconta Adele.

Un paio di anni dopo ha partecipato al bando “Botteghe di mestiere”, sempre a Valenza. Ancora una volta è stata presa e ha iniziato a lavorare in una fabbrica di gioielleria. “Un’esperienza bella assai. Mi affiancava un bravo orafo modellista. Ho avuto modo di imparare anche qualcosa di incastonatura e altre tecniche di oreficeria.”

Gioielli fatti a mano: orecchini con perle di nonna Titina

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Adele mi racconta di aver lavorato anche ad Arezzo, in una fabbrica, come orafa modellista. “Lì ho capito che potevo camminare sulle mie gambe. Con questa consapevolezza ho lasciato la fabbrica e me ne sono tornata in Calabria”.

Con il padre ha poi ristrutturato il vecchio laboratorio. Installato tutti i macchinari comprati, con i suoi risparmi, dal suo tutor di Valenza. Iniziato a raccontarsi sui social e conoscere altre realtà artigiane italiane e calabresi, con cui ha cominciato a fare rete.

“Un giorno, nella pinacoteca di arte contemporanea fondata nel 1986 a Bivongi da mia nonna Titina, trovo una sua foto. Indossava degli orecchini con dei cerchi di perle. Li ho cercati ma non li ho mai trovati.

Così ho pensato di realizzare degli orecchini fatti a mano con le perle: sono della linea “Titina”, dedicati a questa donna con un vissuto straordinario alle spalle, con un entusiasmo e una voglia di fare che mi hanno spronato così tanto, da non mollare mai”.

Quando Adele Murace spedisce gli orecchini della linea “Titina” in tutto il mondo, allega in ogni pacchetto anche la foto della nonna con indosso i gioielli che l’hanno ispirata.

Orecchini, bracciali e anelli per omaggiare storie

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Come la Calabria che Adele Murace riscopre e valorizza con la sua linea “Pittedde”: bracciali e orecchini con i fichi d’India in ceramica (ricordi che collabora a questo progetto di Adele anche Simona Canino?).

“Perché andarmene da Bivongi quando il mondo con Internet può arrivare da noi? Ho fatto pace con i miei sensi di colpa e con la Calabria. Ho ripensato a quante mostre, eventi e artisti in residenza ha portato nonna Titina quando ancora Internet nemmeno esisteva.

E con quanta cura nonna Teresa accoglieva tutti in casa e parlava del tempo lento che accompagnava ogni mestiere e ogni gesto quotidiano. Riusciva a far parlare in prima persona anche i fili delle coperte, facendoti venire voglia di ascoltarla per ore”.

La voce di Adele, prima spumeggiante, quando parla delle nonne si fa più calda, tenera. Con le parole, come con i suoi gioielli, ha creato un rapporto che sopravvive oltre il tempo e lo spazio.

Un legame che non si spezza, ma si rinnova. Nel logo di Adele Murace, infatti, c’è un cerchio: metà con la treccia del tuppo (chignon) di Teresa, l’altra parte con le perle di Titina. Un tesoro da custodire nel tempo.

Ottenove

NB. Questo articolo non è una sponsorizzata.

 

6 commenti
  1. Rosaria
    Rosaria dice:

    Grazie Alessia per questa interessante storia,complimenti ad Adele per le sue creazioni,un mix perfetto di semplicità e grazia

  2. Ale - Dolcemente Inventando
    Ale - Dolcemente Inventando dice:

    Alessia cara, ci porti sempre in mondi magici fatti di passione, amore ed entusiasmo.
    Grazie per avermi fatto conoscere questa splendida artista, con la quale condivido molto, visto che creo bijoux anche io di tanto in tanto.
    Grazie❤

  3. Alessia Antonucci
    Alessia Antonucci dice:

    Cara Rosaria,
    grazie mille. Sai, l’altro giorno mi sono fermata a osservare i particolari del tuo quadro. Resto ogni volta sorpresa dalla bellezza.
    Il bello di queste storie che mi affidate, è poterle rivivere in ogni momento.
    Grazie per tutto il supporto a ottenove.
    Abbracci

  4. Alessia Antonucci
    Alessia Antonucci dice:

    Cara Alessandra,
    grazie di cuore per le belle parole. La Calabria è tutto questo e molto, molto di più.
    Ti abbraccio forte, come sempre.
    Alessia

  5. Lina Comito
    Lina Comito dice:

    Sono l’insegnante di scuola elementare di Adele. Mi inorgoglisce e mi commuove leggere la sua storia così dettagliata e ricca di sfumature che ne esalta l’inventiva, la semplicità e la grazia.
    Il suo banco era sempre strapieno di materiali dei più vari: colori, forbici, pezzetti di carta e robe varie che lei assemblava con fantasia.Io, spesse volte, con delicatezza cercavo di mettere un po’ d’ordine, ma non più di tanto, perché intuivo la sua forza creativa. Un abbraccio ad Adele e tanti complimenti a chi ha voluto e saputo raccontare la sua storia.

  6. Alessia Antonucci
    Alessia Antonucci dice:

    Salve maestra Lina,
    che piacere immenso leggere questo suo commento.
    Adele mi ha raccontato dei suoi colori e della sua allegra fantasia a scuola. Che ha portato avanti anche alle superiori, sgattaiolando nel laboratorio di oreficeria (che non era il suo indirizzo di studio). Con i professori felici per quell’entusiasmo che vedevano.
    Sa, mia madre è insegnante di scuola materna (da un anno in pensione) e so quanto amore e affetto donate ai bambini: i vostri insegnamenti sono quelli che restano per sempre (ricordo ancora il mio maestro che, ancor prima dell’avvento dei Regoli, li creò per noi con del legno e li colorammo insieme).
    Adele è strepitosa. E io sono felice di averla tra i protagonisti del blog. Del resto, la sua è una bella storia di Calabria.
    Grazie mille,
    Alessia

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