Andrà tutto bene, come ci dicono i bambini

Andrà tutto bene: bambini

Andrà tutto bene

Da quando è iniziato questo periodo surreale, tra una telefonata, una video chiamata di gruppo, una valanga di messaggi, ripeto a me stessa e agli altri: “Andrà tutto bene”.

Ma se le nostre parole spesso nascondono paura e ansia – non siamo mica di ferro – quelle dei bambini, anche in questi giorni così delicati per tutti, sanno di speranza, di innocenza. Una carezza per rassicurare i grandi. Che miracolo!

Così, in lungo e in largo dell’Italia, da quei cartelloni e da quelle lenzuola che i bimbi hanno dipinto, parte un arcobaleno di colori. E ogni volta che ne vedi uno, ti spunta il sorriso. “Andrà tutto bene”, come ci dicono i bambini.

Francesco, il piccolo Emilio, Assunta: tra capelli bianchi e concerti dei Doors

A mio cugino Francesco, da quando Emilio, il suo cucciolo di uomo, è a casa, stanno aumentando i capelli bianchi. Stare dietro a un bimbo di 3 anni, quindi, per lui come per la compagna Assunta non è mica facile: ma, nonostante quei fili bianchi che sbucano tra i riccioli neri, Francesco non fa che ripetere che è felice.

Ed è vero: nella sua casetta di Acquappesa vede il bicchiere mezzo pieno; sa che questi giorni con suo figlio rafforzeranno quelli futuri, quel legame che un papà ha con il suo bimbo. Specie quando tutt’e tre preparano prelibatezze, formine con il pongo o allestiscono uno spazio dove il loro piccolo possa esibirsi con la sua chitarra, cantando, a suo modo, le canzoni dei Doors o dei Beatles (sì, hai letto bene! Gusti alternativi per un bimbo di 3 anni!).

E quei concerti improvvisati, con l’inglese più maccheronico che mai, tra un assolo di chitarra e inchino per riscuotere i meritati applausi di mamma e papà, Emilio dice a modo suo che #andràtuttobene.

Agnese e Clelia: una cassetta speciale della posta

Agnese Ferraro con la sua Clelia e per quelli del condominio a Tortora (è vicino a San Nicola Arcella) hanno inventato una cassetta della posta speciale: l’hanno realizzata da una scatola di scarpe. Poi l’hanno dipinta con i colori dell’arcobaleno, scritto un piccolo regolamento e posizionata, con le dovute accortezze igienico-sanitarie, all’ingresso del condominio. Guanti e mascherine, uno di loro prende i bigliettini e li lascia sull’uscio di casa.

Andrà tutto bene: la casetta speciale di Agnese e Clelia«L’idea è nata per i bambini. Poi è diventato un modo per noi mamme e papà di mandarci messaggi e tenerci compagnia. Ognuno può indirizzare un biglietto a qualcuno lasciandolo anonimo. Indovinelli, segreti, pensieri, paure. Ogni cosa passi nella testa può essere scritto e inviato in questa cassetta. Il ritiro previsto tutte le sere. Abbiamo già informato tutti, un modo per conoscerci meglio, approfondire nuove amicizie e sconfiggere quei piccoli momenti di malinconia», spiega Agnese.

Una bella idea, semplice da realizzare. Su, prendi una scatola, dipingila con i bimbi, e si comincia con la posta speciale.

Le maestre e i bambini dell’Albero Azzurro di Paola: messaggi anche in Lis

Le maestre dell’Albero azzurro di Paola (non lontano da San Lucido, ricodi?), scuola paritaria e accreditata dalla Regione Calabria, tra video tutorial per lavoretti a casa, messaggi alle mamme con poesie e filastrocche, rafforzano ancor di più il legame con i loro piccoli alunni.

«In questa situazione che ha sconvolto la quotidianità di grandi e piccini e che ci obbliga a stare lontani dagli affetti, noi maestre e dirigenti abbiamo pensato di comunicare ai nostri bambini di essere forti e aspettare il giorno che ci permetterà di abbracciarci forte», raccontano.

Così, giorni fa le maestre Franca Vommaro, Emy Vaccari, Ida Cupello, Alessia Filippo, Martina Santoro, Luigina Carello, Adriana Cassano, Simona Marra e Federica Sirianni hanno mandato un dolcissimo messaggio per rincuorare i loro alunni.

Parole, forse, per dar coraggio anche a loro stesse. Parole che, a sorpresa, ne hanno ricevute altre: i bambini, infatti, con l’aiuto dei genitori, hanno inviato loro un video: guardalo! Quelle vocine ti scalderanno il cuore!

Federica e la Lingua italiana dei segni

Ho conosciuto Federica Sirianni, interprete della Lingua italiana dei segni, da qualche mese. Ha gli occhi blu come il mare e una cascata di capelli biondi. “Blu” è il suo “segno-nome” nella Lis. Così la chiamano i suoi alunni della scuola “Albero azzurro” di Paola: bimbi tra i tre e i sei anni che, ogni martedì, ascoltano questa interprete. E tra filastrocche, canzoncine e favole, imparano da lei a comunicare nella lingua italiana dei segni.

«Fede, ma qual è il mio segno nome?», le chiesi mesi fa.

«Che domande? Sorriso, certo, sorriso», mi rispose lei. Facendomi vedere come si dice in Lis.

I martedì che si rispettano

Anche in questa “sweet quarantene”, i bambini dell’Albero azzurro di Paola continuano il loro progetto in Lis che è previsto il martedì. «In questo modo, oltre a imparare una lingua visivo-gestuale, imparano anche a esprimere con l’espressione facciale le emozioni che il segno vuole intendere. Ad esempio, il segno felicità, oltre a essere espresso con le mani, viene rafforzato dalla mimica facciale», spiega Federica.

In questo modo, Lis e sviluppo dell’intelligenza emotiva si intrecciano.

Le maestre dell'Albero azzurro

Andrà tutto bene, messaggio delle maestre dell’Albero azzurro ai loro piccoli

«Siamo partiti dal racconto della favola di Dumbo, che in senso metaforico, per le sue orecchie grandi, simboleggia la persona sorda, la persona considerata “diversa”. Abbiamo proiettato la favola sulla Lim e spiegato che da ciò che può essere un handicap, può nascere una opportunità: Dumbo, infatti impara a volare».

Dalla favola, si è iniziato a parlare di caratteristiche personali e di segno nome. «Il segno nome è un nome in segni che serve per identificare le persone. Ad esempio, a me hanno dato il segno corrispondente alla parola “blu” per il colore degli occhi».

Così, ogni bambino dell’Albero azzurro ha un suo segno nome.

«Abbiamo imparato i colori, con la filastrocca dei pesciolini, sempre proiettata sulla Lim e segnata da noi (io e bimbi) in contemporanea. Cantiamo, giochiamo e facciamo baldoria senza la voce. Silenzio è la parola d’ordine del laboratorio e ogni volta i bambini non vogliono tornare a casa. Ora lo facciamo a distanza, ma presto ci ritroveremo», dice speranzosa Federica.

E i suoi occhi sono ancor più blu, mentre guarda la sua piccola Anita, che già sa comunicare in Lis.

Su mamme e papà: guardate il video con i vostri bimbi. E impariamo qualche parola in Lis.