Bambole di pezza artigianali, la magia di Chiara Criniti

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Quanto influisce l’infanzia nelle scelte che facciamo da grandi? Poco o tanto che sia, certamente resta un filo che ci collega ai ricordi di noi piccini, con trame che riscopriamo poi da adulti. Così, almeno, è stato per Chiara Criniti, artigiana di Santa Caterina dello Ionio che crea a mano bambole di pezza.

E indovina? Questa passione, ritrovata con la nascita della figlia Aurora, era ancorata alle giornate trascorse da piccola con la nonna materna Maria Rosaria e il nonno paterno Vincenzo, entrambi sarti.

“Quando andavo da mia nonna a Roggiano Gravina, mi cuciva i vestitini per le bambole. E, come aveva fatto con i figli, anche con me si divertiva a realizzare bambole di stoffa, semplici ma bellissime, con quel che aveva. Uno strofinaccio attorcigliato intorno a un mestolo: era la porta d’accesso per il mio mondo magico”.

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Come nascono le bambole di Chiara: l’eredità dei nonni sarti

 

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“Se penso alle bambole, il mio primo e forte ricordo va a nonna Rosaria. Di solito, da bambina, trascorrevo a Roggiano alcune settimane con lei. Quando aveva tempo, iniziava a cucire dei vestitini per le mie bambole. Io la guardavo. Prendevo il metro e imitavo quel suo lento, ma preciso movimento con le mani”, racconta Chiara, mentre la vocina del piccolo Elia, il suo secondogenito, fa da sottofondo a questa intervista.

Come tutte le bimbe, in regalo riceveva tante bamboline. Ma Chiara preferiva quelle che le creava a mano la nonna con le pezze. Un amore riscoperto poi con la nascita di Aurora. E quando pensa al nonno Vincenzo, l’arte del cucito tesse altri ricordi.

“Nonno Vincenzo aveva tanti discepoli alla sua bottega. Tutti da lui per imparare a cucire. Poi negli anni Ottanta ha dovuto chiudere: i soldi non bastavano per far studiare i figli all’Università. Così ha cambiato lavoro, ma quella passione l’ha trasmessa anche a me”.

Bambole di pezza per bambini e collezionisti

 

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Calabrisella

Dal 2018, con la nascita di Aurora, Chiara ha cominciato a fare le prime bambole di stoffa per la sua bambina. Come anche vestini e accessori per bebè. Pian piano sono arrivate le prime richieste e tra poche settimane aprirà il suo laboratorio sartoriale.

Già prima c’erano stati dei piccoli segnali, proprio come Pollicino che lascia le briciole lungo il percorso. Infatti Chiara, dopo il diploma in Ragioneria, ha capito che voleva provare con la sartoria. Un cambio di prospettiva virando verso la creatività, che sto ritrovando in tanti protagonisti di questo blog, come ad esempio Daniela Rossini.

“Ho studiato confezione e modellismo in un istituto privato di Catanzaro. Dopo ho fatto pratica nei negozi di abiti da sposa. Fino a quando con Enrico, all’epoca mio fidanzato (oggi suo marito), siamo andati in Inghilterra”.

Sono rimasti lì per alcuni mesi. Per un breve periodo Chiara ha lavorato a Bristol in un negozio di sartoria. Per poi ritornare in Calabria. “Se fossi rimasta all’estero, non sarei diventata quella che sono”, dice convinta.

Modello delle bambole Calabrisella e Corajisima artigianali

 

Bambola pezza fatta a mano con cappello e sciarpa

Adesso le bambole di stoffa artigianali di Chiara sono richieste anche da collezionisti, come il modello che riproduce la Calabrisella e la Corajisima.

“La Calabrisella è fatta tutta a mano con tessuto e feltro. Il tamburello è in feltro con decorazioni in tessuto. Ogni pezzo è unico perché artigianale. Com’è nata? Un anno fa un turista mi chiese una bambola della Calabrisella in stoffa: mi misi all’opera. Poi la postai sui miei canali social. Da allora altri collezionisti la richiedono, come anche la Corajisima”.

La Corajisima, usata soprattutto nei paesi interni della Calabria, è nella tradizione una piccola bambola realizzata con legnetti, tessuto e penne di uccelli, attaccate a un’arancia o a una patata. Viene esposta sull’uscio di casa durante la quaresima.

“L’ho creata lo scorso anno e la riproporrò per questa Pasqua. È tutta di stoffa anche le sei penne alla sua base. Con rispetto, ho voluto dare la mia versione a questa usanza che qui mantengono molti anziani, per creare una bambola da collezione che è piaciuta tanto”.

I progetti di Chiara: la certificazione CE e il laboratorio

 

assemblaggio pezzi bambola di pezza

Come si fanno le bambole di stoffa? Chiara con entusiasmo mi spiega il procedimento lungo e accurato.

“Ho creato un modello per le mie bambole artigianali. Ci sono volute tante prove. Uso il tessuto in base ai bambini: se hanno età inferiore ai 3 anni ci sono dei materiali appositi da usare, a cui presto molta attenzione. All’interno della parti, cucite a macchina o a mano, metto dell’ovatta certificata. Poi assemblo tutto e, per i bambini che hanno più di 3 anni, inserisco anche gli accessori”.

Ogni bambola è unica. Ci sono mamme che ne richiedono a Chiara una con i capelli rossi, con gli occhiali o con le tante caratteristiche delle figlie a cui regalarla. Della collezione fanno parte anche quelle ispirate alla saga di Harry Potter e alle fiabe.

“Ognuna ha un suo talloncino con carta d’identità, in cui inserisco la data di nascita, ossia quando l’ho realizzata, il nome di chi l’ha adottata e l’edizione. Poi riporto tutto su un mio archivio personale per tenere traccia di queste splendide adozioni”.

Questa artigiana sta ottenendo la certificazione CE per le sue bambole artigianali in stoffa, per i giocattoli realizzati a mano e i libri sensoriali ispirati anche alla Calabria. Acquista materiali, lavabili e biologici, solo da fornitori certificati che non danneggino in alcun modo i bambini mentre scoprono il mondo.

Piccoli che con la fantasia fanno il loro ingresso in quell’universo meraviglioso, immergendosi in storie bellissime dove ogni passo è una scoperta che ricorderanno, con dolcezza, anche da grandi.

Ottenove

2 commenti
  1. Alessia Antonucci
    Alessia Antonucci dice:

    Cara Sis,
    belle davvero. Sono un salto nell’infanzia e nella meraviglia della fantasia.
    Abbracci

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