Di padre in figlio: il presepe artistico dei maestri Attilio ed Enzo Spina

Nel borgo medievale di Fiumefreddo Bruzio (Cs), l’artigiano Enzo Spina alimenta la tradizione

Un soffitto pieno di stelle. Si illuminano quando cala la sera e il buio della notte. Per poi affievolirsi con l’alba, nascondersi col giorno e ritornare dopo il tramonto. Così le lucine dentro le casette di legno che accendono la mia immaginazione, le lanterne vive lungo i sentieri con pastorelli distesi a sonnecchiare, i fuochi per riscaldare donne e bambini. E quelle mani, protese verso la grotta, diventano gli abbracci del maestro Enzo Spina, da anni custode di una tradizione presepiale, di una passione che diventa creatività, presenza.

Il presepe artistico in argilla

«Da piccolo ricordo mio padre Attilio che realizzava i pastori con l’argilla. Tecniche antiche. Mani callose. Gesti meticolosi e lenti. Assaporavo tutto e modellavo la creta seguendo i suoi consigli. Guarda quei palazzi lì. Sì, sono gli edifici storici di Fiumefreddo. Aveva iniziato a costruirli lui. Ma, purtroppo, se n’è andato prima di vederli posizionati in queste scene che per tanti anni abbiamo creato insieme», racconta Enzo.

Da Palazzo Zupi, immersa nel blu

In una domenica di metà dicembre incontro Enzo Spina. Rappresentante di generi alimentari tutti i giorni; artigiano e artista poliedrico da tutta la vita. È la memoria storica di Fiumefreddo Bruzio (Cosenza), uno dei borghi medievali più suggestivi della costa tirrenica cosentina. Un posto che rapisce l’anima e la conduce fino al cielo tanto sembra vicino la volta piena di raggi di sole.

Nel laboratorio di Enzo Spina

Enzo mi aspetta sotto Porta Soprana, l’ingresso principale di questo centro storico. I ciottoli levigati dal tempo disegnano le sue viuzze e danno ospitalità a gatti panciuti. Cento metri: pochi passi per arrivare al presepe artistico dei maestri Spina. L’insegna in legno è lì a ricordarlo prima del traguardo. Non si può sbagliare. Direzione via Manzoni. Poi la stella sopra il portone dell’edificio storico che ospita il presepe iniziato da Attilio Spina.

La Natività, particolare

In trenta metri sono custoditi oltre sessant’anni di storia. Tutti racchiusi nelle pose dei pastori; nelle scene del presepe; nei palazzi di Fiumefreddo riprodotti con fedeltà a mano; nella mulattiera che porta dal centro storico alla marina. Dalla Torretta si affaccia un pastorello. Il suo sguardo sembra arrivare a me. Guarda il mare. Divento per un attimo il suo punto focale. Da pesce a oceano. «È Richetto, un compaesano. Ce ne sono altri calati nell’attimo cristallizzato di questo presepe, di questo paese. E se ne aggiungono di nuovi».

A te non costa nulla. Per me è una fonte di soddisfazione enorme.

L’anno scorso, quasi 4mila persone hanno visitato questo presepe. Le loro firme ricurve, i loro messaggi caldi di ringraziamenti e ammirazione, rigonfiano l’elenco del 2018. Da tre anni il presepe è in questo palazzo di via Manzoni.
Ma com’è iniziato tutto? Da un sacerdote: don Antonio Rotondo. Era di Fiumefreddo. Aveva la passione per i presepi. Li realizzava. Quella dedizione l’ha condivisa con Attilio, sin da ragazzino abile nel lavorare la terracotta. E, come un testimone che si passa da mano in mano, l’arte presepiale è diventata respiro e vita per il figlio, Enzo, anche lui maestro. L’ultimo rimasto, pare, nel borgo antico a saper modellare l’argilla e a trasformarla in arte.

Mi rapisce l’angelo sopra la grotta della Natività: è sospeso sul borgo antico; gli spifferi di vento lo fanno roteare su se stesso, un volo che copre Fiumefreddo, che avvolge anche me. «C’è il Castello Medievale in miniatura; Largo Torretta, con Richetto. Palazzo Zupi e gli altri edifici storici. C’è la Rupe. Guarda lì a sinistra», mi dice Enzo. Seguo la sua mano, e, tra piccoli rami di mirto, corbezzoli e muschio, vedo la statua del Cristo Redentore. L’ha ideata lui: braccia spalancate a dare il benvenuto.

Il Cristo Redentore, tra pastori e Re Magi

L’ho vista nella sua bianca maestosità tra le piccole curve che conducono al borgo antico. E la ritrovo, in scala, nel presepe, immersa nella vallata “Fiume di Mare”. In alto s’intravede l’Abbazia di Fonte Laurato, non così lontana da un pastorello che tira un asino; dai tre Re Magi che stanno per arrivare alla Grotta in sella a dei cavalli (e non sui cammelli).

La quotidianità in miniatura, tra mirto e corbezzoli

«Questi li ha creati papà. Aveva realizzato a mano degli stampini con scanalature. Cuoceva l’argilla e la modellava. Così dava vita a questi personaggi. Tanti altri li ho fatti io. Ogni volta sembra di sentire i suoi consigli nella cura dei personaggi, dei particolari, delle scene che riprendono la vita di questo paese e della Calabria», sussurra Enzo.

Cesti di frutta, salsicce, peperoncini e formaggi

Le tradizioni calabresi sono, infatti, calate nei personaggi, con indosso abiti tradizionali, affaccendati a preparare il maiale. Nella coppia di anziani seduti su una panchina sul retro del loro nido. «È un plastico che poi ho riadattato con cura. Me l’ha portato mio nipote da Cinecittà. Manca solo il mulino». E rimango sbalordita, pensando a quella pubblicità che da piccola riscaldava l’idea di famiglia. La ricordi anche tu?

Asinello, particolare

La splendida Natività non è l’unica scena biblica nel presepe artistico dei maestri Spina. Sopra il fulcro di questa opera di 30 metri, Enzo ha riprodotto la Strage degli Innocenti. Dall’altra parte, come a segnare un confine tra il bene e il male, è rappresentato l’Inferno. Inusuale per un presepe, ma un angelo, lì vicino, richiude il cerchio.

Enzo e Anna

Attilio Spina è scomparso all’età di 99 anni, strappando, senza alcuna fatica, la promessa al figlio Enzo di continuare quello che avevano iniziato assieme. Enzo fa molto di più, con la serenità di uomo gentile qual è. Nel suo laboratorio ha trasferito tutto il sapere e, come fece suo padre con lui, adesso condivide arte e tecniche con la moglie Anna. «Guarda questi cestini pieni di frutta vicino ai pastorelli. Li ha creati Anna. È diventata più brava di me. Ne sono così fiero».

L’angelo sul borgo medievale

Ha lo sguardo innamorato Enzo. Della sua famiglia.
Del suo paese: una visita con lui tra palazzi storici di Fiumefreddo, chiese e opere dell’artista Salvatore Fiume, è un susseguirsi di emozioni, aneddoti e sorprese.
Del suo mestiere: nel suo laboratorio continua a creare pastorelli e su commissione presepi, come opere in ceramica e targhette con calamite, statue, vasi e tanto altro.
Della sua storia: quella che è passata da padre in figlio, che ogni giorno Enzo alimenta con i ricordi e con l’essenza.

Ps Se è vero che il paradiso non è un luogo ma uno stato d’animo, io domenica scorsa ho visto le stelle, sentito il canto degli angeli e incontrato in terra la gentilezza degli esseri umani. Grazie anche a te!

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