Elisa Papa, il sapore della vittoria

La calabrese oro nel pugilato olimpionico universitario

La sua danza sul ring fa sembrare Elisa Papa una leggiadra Trilly, ma con i guantoni. Le ali se l’è fatte crescere da sola, questa splendida ragazza di Cittadella del Capo (Cs), rialzandosi ogni volta che cadeva sia nei match di pugilato olimpionico che, soprattutto, nella vita. E capisci quanto possa essere importante diventare, ai tuoi occhi, campionessa; quella parte di te che ti sprona a dare sempre il massimo; che affronta le circostanze della vita con slancio, con una maturità che, a 24 anni, è segno di una bella anima in cammino.

Oro

Stenta a crederci ancora Elisa: da qualche ora è diventata campionessa italiana universitaria, con la divisa delle Fiamme oro. Stringe tra i denti la medaglia d’oro, quasi ad assaggiare il sapore della vittoria al torneo nazionale organizzato, a L’Aquila lo scorso week-end, dal Centro universitario sportivo italiano (Cusi). Tre giorni, tre vittorie nei pesi leggeri (57 chili); tre match, tre volte con le mani alzate in cielo, con pensieri rivolti a chi la sostiene da sempre.

Elisa morde la vittoria…

A te non costa nulla. Per me è una fonte di soddisfazione enorme.

«È un’emozione grande, grande. Bello pensare e capire che, sì, ce l’ho fatta dopo sacrifici e strade tortuose. Il pugilato per me è insegnamento, è filosofia di vita, è passione. Ho provato a praticare altri sport, come la danza e il nuoto. Ma l’emozione che ho sentito la prima volta che ho tirato due pugni a un sacco è unica, completa», racconta Elisa. Qualche livido se lo porta («Ho il naso ammaccato; qualche dolorino, ma queste cose si mettono in conto!»), ma certo non scalfisce la sua bellezza. Tanto dolce nella quotidianità, nelle sue giornate alla Sapienza di Roma (studia Farmacia), con i suoi amici sparsi tra la Capitale, la Calabria, e non solo, tanto determinata, forte, combattiva sul ring.

Braccia al cielo

«Dieci anni fa ho iniziato con il pugilato olimpionico. Sono approdata a questo torneo universitario, con atleti che gareggiavano in diverse discipline. Con i miei maestri, Dario Vangeli e Carmine Cirillo, ci siamo preparati duramente. Allenamenti costanti che vanno avanti da tempo», dice Elisa. Non dà nulla per scontato. Di montarsi la testa? Neanche a parlarne, sia per carattere sia per l’educazione che ha ricevuto dai suoi genitori e dalla sua famiglia, unita, pronta a tendere una mano verso gli altri.

Premiazione

Ricorda i sacrifici fatti finora: quando ritorna a Cittadella (siamo dello stesso paese) l’incontro mentre corre e si allena in riva al mare. Auricolari, tuta, cappuccio della felpa da cui escono i suoi lunghi capelli stretti in una coda, e sorrisi. «Sto bevendo un po’ d’acqua. È dura mantenere il peso», sussurra. «Ma che racconti? Sei uno scricciolo?», le faccio eco. «Sapessi quanto devo resistere alle tentazioni», e scoppiamo a ridere.

Con i maestri (a sx Vangeli; Papa; Cirillo)

Che poi, quanti sacrifici facciamo nella vita? E quanti sono i sogni con la coltre di polvere? Lei non si è fermata, anche quando il destino le ha mostrato il rovescio della medaglia. Quello più doloroso che ti spacca il cuore e segna la tua vita per sempre. «Impari a gestire le situazioni diversamente. Non con superficialità, ma per importanza. E il pugilato me l’ha insegnato, anche quando cadevo sul tappeto. Ogni sconfitta, in questi dieci anni, è stata produttiva. Mi sono temprata. Mattoncino su mattoncino ho costruito e sto costruendo la mia personalità, il mio essere. Capisci che per sconfiggere la paura devi e puoi diventare quella persona che determina la sua essenza, senza farsi condizionare, influenzare. Nello sport, nella vita».

Go warrior

I suoi allenatori, come ripete Elisa, l’hanno raccolta. «Mi hanno fatto crescere. Prima erano tutti bei match ma la vittoria non arrivava. Abbiamo impostato questo torneo sulla tecnica che mi portavo dietro e che andava modificata. Così è stato. Ho incontrato avversarie forti. Nell’ultimo match, combattuto, ho dato il meglio di me. E ora, guardando questa medaglia, sento nel petto una gioia che pervade ogni muscolo, anche se indolenzito».

Fuori dal ring

Nell’abbraccio con il suo maestro Dario Vangeli lacrime, sudore e felicità. In quei guantoni sfilati dalle mani, quei capelli arruffati dal sudore, quegli occhi che cercano conferme, c’è tutto un mondo che è stato sempre dalla sua parte, in terra e in cielo. «Dedico questa vittoria a Federico, il mio fratellino che mi protegge dall’alto e ai chi, come lui, fa il tifo per me da lassù; alla mia famiglia, pensando a quanti sacrifici e viaggi hanno fatto e continuano a fare mamma e papà, instillandomi fiducia, sempre, in questo sport; ai parenti, agli amici e a quanti credono in me dal primo match della mia carriera. Ai miei maestri nel pugilato e nella vita».

Il mondo di Elisa

Poi fa una pausa e dice: «E a Matthew, semplicemente per essere quel che è per me». Stringe la medaglia: la porterà in palestra e a Cittadella. «Sì la lascerò a casa dei miei. Sono calabrese. Fiera di esserlo. In questi anni ne ho sentite tante, ma credo nel riscatto sociale. Io resto quella di prima». E ha ragione perché è una ragazza testarda, resiliente, forte e dolce, come questa terra, come le onde del mare che cambiano il movimento e s’intrecciano tra di loro, sempre con l’essenza di essere vitale per i suoi innamorati.

Foto concesse da Elisa Papa (Fiamme oro)