Marica Zarola: il bello dell’arte ecosostenibile

La giovane scultrice calabrese e l’invasione pacifica di balene, mante, meduse

Ti è mai capitato di partire per un viaggio, vedere una deviazione e imboccarla? Per poi ringraziare quel tuo istinto che ti ha spinto a cambiare la rotta.

È andata così con Marica Zarola, 29enne di Lamezia Terme. Giovane scultrice calabrese che realizza installazioni artistiche di grandi dimensioni. Ma questo l’ho scoperto dopo.

Scavando poco, a dir la verità, tra la pasta fimo è infatti emerso un mondo abitato da balene, mante, meduse. Tante creature marine che invadono pacificamente la terra. Così, tra schizzi di acqua salata e reti di emozioni, ho trovato un’altra storia bella della Calabria.

Che ne dici, partiamo?

Marica Zarola: la passione per il mare e i cetacei

Invasione n 1-Marica-Zarola-Ottenove

“Invasione n.1”, balene

“Da sempre sono attratta dalla natura. Soprattutto dalle creature che popolano i fondali marini, solcano le onde, conquistano libertà. La mia passione è per i cetacei. Me la porto dietro da quando ero piccola. Poi con l’età è cresciuta come me. Così, è finita per entrarmi nelle vene ed esplodere nella continua ricerca artistica”.

Marica (con la C) parla con un tono pacato, dolce. Emozionata, racconta come la sua vita sia cambiata con la pandemia da Covid. Non pensava affatto che la sua laurea alle Belle d’Arti di Catanzaro coincidesse con un periodo così delicato. A volte devastante.

“Mi sono ritrovata quasi senza prospettive. A volte ho vacillato, ma non ho affatto mollato. Così, dopo alcune partecipazioni a eventi nel periodo pre-Covid, continuo ad organizzare la mia mostra personale. Tra balene, mante, meduse e tanto mare. Sto realizzando delle grandi installazioni eco-sostenibili che racchiudono un messaggio per tutti”.

Come l’arte diventa eco-sostenibile

“Invasione n. 1” è il titolo della prima installazione di Marica Zarola completamente realizzata con materiali eco-sostenibili. Riproduce una famiglia di balene: la mamma è quasi unita al suo cucciolo. Mentre la coda che sembra entrare nella parete è il papà. Come a chiudere il cerchio.

“È una scultura in cartone alveolare 100% riciclabile, stampato con inchiostro UV ecologico. L’ho progettata a incastro: così non ho usato viti o altro materiale non del tutto sostenibile”, racconta Marica.

L’elemento più lungo questa installazione sospesa in aria è 2 metri e mezzo. L’ideazione e la progettazione ha preso molto tempo a Marica, ma il risultato finale è sorprendente. Non solo esteticamente: questa scultura porta con sé il valore dell’arte eco-sostenibile anche per quanto riguarda il messaggio che lancia.

“Le balene sono in via d’estinzione. C’è bisogno di prendersene cura, di dare il nostro contributo per non rovinare l’armonia e l’equilibrio di queste creature del mare”.

Un richiamo al rispetto della natura, proprio come nelle opere di Francesco Schiavello (a tutela delle api, ricordi?)

Marica Zarola e l’invasione pacifica di balene, mante, meduse

Mante-Marica-Zarola-Ottenove

“Ragni”, mante

La ricerca artistica di Marica è legata alla tematica ambientale. Sia nella scelta del materiale (sta progettando opere completamente eco-sostenibili) che nel messaggio per la tutela degli animali, specie quelli marini.

“Ho deciso di portare le creature del mare sulla terra ferma. Le mie sculture hanno un duplice intento. È come se, da una parte, invadessero pacificamente il territorio che noi umani stiamo deturpando. Dall’altra, con queste installazioni voglio rendere palese la loro presenza, accorciare le distanze e suscitare l’interesse, il rispetto che meritano”.

Discorso che non fa una piega. Che ne pensi?

Così via alle invasioni. Guarda le mante: l’installazione “Ragni” prevede due elementi grandi in lastre di ferro intagliate e 30 piccole mante, in pasta di mais. Mentre le meduse (30×40) sono fatte in silicone acetico trasparente e fibra ottica. Accese sembra proprio che galleggino nell’aria: le puoi seguire mentre si muovono e percorrono distanze non poi così lontane da te.

Perché resto in Calabria

meduse-Marica-Zarola-Ottenove

Meduse

“Bella domanda. Ho provato a vivere lontano da questa terra che, diciamocelo, a volte è complicata. Ma me ne sono tornata a studiare qui in Calabria: ne sentivo troppo la mancanza. Voglio restare qui non solo per un senso di appartenenza fine a se stesso. Non voglio infatti lamentarmi che qui non ci sia nulla, se io stessa non faccio qualcosa per cambiare questa terra”, mi confida Marica.

E continua: “Io voglio contribuire, nel mio piccolo, alla crescita del Sud, della Calabria. Spero di riuscirci. C’è bisogno di più spazio per l’arte, per l’innovazione, per le mostre. Per le forme espressive che cercano condivisione per espandere la conoscenza, il confronto”.

Così, tra giornate nel suo laboratorio a progettare e realizzare opere d’arte per la sua prima mostra personale, Marica, come in una sua video scultura, proietta le speranze di una terra da far maturare.

E io che l’avevo contattata per i suoi lavoretti in pasta fimo, imboccando una strada diversa coincisa con la curiosità e parole di sogno, ho trovato lungo l’infinito questa scoperta.

Ottenove a te Marica!

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