Quando Michele D’Ignazio riceve la risposta della casa editrice Rizzoli, stenta a credere a quelle parole. Arriva dalla redazione di narrativa per ragazzi: vogliono pubblicare Storia di una matita.

Da allora sono passati otto anni: Storia di una matita è uno dei libri più letti tra i ragazzi italiani, tanto da essere adottato come testo nelle scuole.

Dodici sono le ristampe di questo romanzo che a ottobre uscirà con una nuova edizione illustrata da Serge Bloch.

In questo periodo, Michele ha scritto e pubblicato altre opere di narrativa per ragazzi, diventati veri libri cult tra i banchi. Con traduzioni in diverse lingue, proprio a sancire il potere della scrittura e della lettura.

Così d’inverno Michele fa i suoi tour nelle scuole, con progetti di lettura e laboratori che abbracciano anche il teatro, mentre d’estate tiene corsi di scrittura creativa e gestisce la sua vineria nel cuore di San Nicola Arcella.

Viaggi e ritorni, ma la base resta sempre la Calabria. Da qui è partito tutto, anche l’ispirazione di Storia di una matita, che ha dato vita alla serie con il protagonista Lapo.

Michele D’Ignazio: come sono diventato scrittore per ragazzi

“Ho inviato il mio manoscritto alla Rizzoli, sezione narrativa per ragazzi”.

Inizia così la chiacchierata con Michele D’Ignazio, giovane che ha deciso di tornare da Torino nella sua San Nicola Arcella per continuare a scrivere, per camminare su quel filo come un esperto equilibrista.

Erano passati solo due mesi dalla speranza racchiusa in un plico di fogli.

Di aspettative che viaggiano anche nell’etere, per poi lasciare un segno, quello che tutti gli esordienti sognano: la pubblicazione per una casa editrice seria e nota.

“È successo e all’inizio non ci ho capito nulla. Poi, quando ho visto la copertina di Storia di una matita e cominciato a fare i tour nelle scuole d’Italia, ho realizzato. E gli abbracci dei bambini e dei ragazzi, la semplicità della mia Calabria mi danno da sempre ispirazione per altri romanzi”.

La scuola Holden e il successo di Storia di una matita

Michele ha frequentato a Torino la prestigiosa scuola di scrittura Holden.

Studiava (da poco si era laureato in Scienze politiche all’Unical) e lavorava.

“Ho superato il test di ammissione. È stata un’esperienza fondamentale per me: tanti corsi, tante belle persone.

Poi sono stato selezionato per un concorso all’interno del festival “Scrittori in città” di Cuneo. Ho presentato il mio progetto di romanzo Il mare a Milano davanti a una platea di editor”.

Piacque alla Rizzoli, ma decisero di non pubblicarlo.

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In anteprima, copertina nuova edizione illustrata “Storia di una matita”

Michele non molla e, dopo aver trovato la strada, invia alla casa editrice la bozza di Storia di una matita.

“L’avevo scritta due anni prima, a marzo 2010. Volevo raccontare il momento intenso, quando qualcuno cerca di realizzare il suo sogno. Ma, se non si trova un equilibrio, il sogno può diventare ossessione”, dice Michele.

C’è qualcosa di autobiografico in questo romanzo che ha conquistato migliaia di piccoli lettori.

“Volevo diventare uno scrittore, ma mi sono reso conto che stavo esagerando. Scrivevo e leggevo. La mia vita si era ridotta a questa routine. Così, è nata la storia di Lapo che si trasforma in una matita”.

D’Ignazio: serie di Storia di una matita e altri romanzi

“Non pensavo di dare un seguito alle vicende di Lapo, ma gli input sono arrivati soprattutto dai bambini.

Nei tour a scuola mi chiedevano come va a finire, quali sono le altre avventure di Lapo.

Così, dopo il primo ho scritto Storia di una matita a scuola e Storia di una matita a casa. Racconti pieni zeppi di giochi di parole, adatti per i bambini, ma anche per gli adulti”.

Per il momento la serie si è fermata a tre romanzi, ma nulla è scontato per uno scrittore che ama entusiasmarsi e gioire.

“Ho sempre scritto storie che sentivo dentro. Storie molto mie da condividere”, come in Pacunaimba, l’avventuroso viaggio di Santo Emanuele; Il secondo lavoro di Babbo Natale; Babbo Natale fa gli straordinari (in uscita a novembre).

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In uscita a novembre

Babbo Natale (le illustrazioni dei due romanzi sono di Sergio Olivotti) lo sta portando in giro per il mondo. Case editrici straniere hanno, infatti, acquistato i diritti dei romanzi in cui D’Ignazio parla delle peripezie dell’uomo con la barba bianca, calato nella realtà.

Queste due opere sono in traduzione per la versione inglese e spagnola, in Inghilterra, Irlanda, Spagna, Stati Uniti, Sud America, Cina, Corea del Sud, Ucraina e Polonia.

Perché sono tornato nella mia Calabria

Michele D’Ignazio vive la sua quotidianità, nutrendosi di semplicità e di scrittura. Anche per questo se n’è tornato in Calabria.

“Resto qui con uno sguardo rivolto verso il mondo. La Calabria è nei miei romanzi: specie nelle descrizioni di Pacunaimba e Storia di una matita a casa.

C’è la Calabria dei piccoli paesi e della natura, delle emozioni semplici e vere. Nulla di ancestrale: è andare in profondità delle cose”.

È il richiamo della terra, del mare, della propria storia.

“Vedevo che agli altri mancava qualcosa. Rischiavo di far lo stesso, così ho deciso di mettere ali e radici. Sì, proprio come gli alberi che vanno in alto con la chioma e hanno radici ben salde. Penso a quel sogno che non si è trasformato in ossessione, ma in libertà”.

Sorride Michele mentre passeggia sulla spiaggia di San Nicola e osserva il ritmo lento delle onde.

Da qualche giorno è finita la stagione estiva e lui inizia ad addentrarsi in questa terra che regala sempre meraviglia.

Michele D’Ignazio: coraggioso o folle?

Anche Michele D’Ignazio si è sentito ripetere di aver commesso un errore, di aver sprecato delle occasioni ritornando al Sud.

 

Chissà quante volte è capitato a chi ha fatto la stessa scelta, tanto da sentirsi dire di essere folle o coraggioso.

Come se gli aggettivi fossero ridotti solo a due quando si tratta di tornare in Calabria o di partirsene.

Se la gamma delle emozioni fosse di due soli colori.

 

In Calabria non c’è nulla! Quante volte me lo dicono. La mia risposta? Meglio, significa che c’è molto da fare.

Ci sono più spazi liberi.

Ci sono tante difficoltà, ma credo che tutto si possa realizzare con la volontà e una mente sgombra da vecchi retaggi e modi di comportarsi”.

Anche per questo ha deciso di investire nel suo territorio, aprendo in estate un locale nel centro storico di San Nicola Arcella. Una vineria che, negli anni, si è ampliata anche con una libreria.

 

Qui continua a trovare ispirazione, immergendosi nel Tirreno e nella natura; tiene corsi di scrittura creativa con altri autori; collabora con radio e riviste; scrive documentari; gira per l’Italia e sorride.

Alla fine di questo viaggio letterario e di speranze

“La scrittura è fonte di libertà. Alla lunga mi ha premiato. Raggiungere questa serenità è una conquista per me”.

Così risponde Michele alla mia osservazione sul suo modo pacato di parlare, ottimistico e sereno.

Quando racconta i suoi ultimi dodici anni gli brillano gli occhi, pensando a tutto quel che si può fare, che può scrivere.

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Locandina del corso di scrittura in Calabria (illustrazione Lida Ziruffo)

Non ha paura del futuro; non ha momenti di stress; non si consuma, ma vive.

Semplicemente vive.

La scrittura gli ha insegnato tanto: è la sua terapia, la sua isola dove approdano tante persone, tanti amici con cui scoprire cose nuove (e mi ricorda Martino Ciano).

Come la sua editor Stefania Di Mella: “Con lei ormai ci lega una collaborazione e un’amicizia che dura ormai da più di 8 anni. Otto anni di libri, matite e tanta voglia di meravigliare e meravigliarsi”.

Tutto è più chiaro, con le ali e le radici. Come gli alberi che fanno da ombra alle giornate calde e regalano foglie colorate in autunno.

Un dono che sa apprezzare solo chi sa andare oltre.

4 commenti
  1. Deborah
    Deborah dice:

    Una storia letta d’un fiato. Una storia che ti fa sognare e che ti fa apprezzare sempre più le nostre eccellenze. Ottoenove è un forziere, dove sta emergendo una ricchezza, molto spesso trascurata. È questa la Calabria che conta e di cui vogliamo sentir parlare…ora corro a comprare i libri 🙂

  2. Alessia Antonucci
    Alessia Antonucci dice:

    Cara Deb,
    bello sapere di ali e radici. Bello pensare ad alberi. Sono certa che come Michele ci siano tanti altri che tolgono la polvere e fanno splendere questa nostra Calabria.
    Grazie per le intense parole sul mio blog.
    Fammi sapere dei libri: sono certa il tuo piccolo resterà senza parole, o quasi!
    Abbracci,
    Alessia

  3. Lia
    Lia dice:

    Devo ammettere non conoscevo questo autore e non vedo l’ora di leggere le sue storie insieme a mia figlia! C’è una linea comune che lega tutti questi tesori che ci fai scoprire con Ottenove ed è fatta di valori, di calore umano e di esperienze di famiglie semplici e genuine, ecco perché in Calabria c’è gente la cui tenacia trasforma i sogni in realtà

  4. Alessia Antonucci
    Alessia Antonucci dice:

    Cara Lia,
    è stata una bella scoperta anche per me.
    Immagino te e Vittoria leggere le storie di Lapo, in cui la piccola troverà tante descrizioni della sua amata Calabria.
    La tenacia. Ne abbiamo da vendere, bisogna saperla indirizzare. Sì, verso i sogni da realizzare.
    Abbracci,
    Alessia

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