Natività all’uncinetto: fili per nuovi legami contro la solitudine

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A Natale le storie belle pescano, nell’anima, quella speranza che spesso rischia di essere risucchiata dagli abissi se non prendi al volo e stringi forte quella mano protesa verso di te per una carezza, semplice, che riscalda il cuore. In questa storia che sto per raccontarvi si parla di mani, di coccole, di fili ingarbugliati poi diventati così soffici da non poterne fare a meno. Dita callose che stringono uncinetti per realizzare centinaia di mattonelle bellissime, tra chiacchiere, cioccolata calda, taralli e torte, confidenze e risate che diventano terapia.
La sensazione è forte quando entro nel Museo Dac di Diamante: è qui che tante donne e diversi uomini, di tutte le età, stanno ultimando le natività all’uncinetto, gli Alberi di Natale con “quadrati della nonna” che prendono forma, sacche di Babbo Natale e Calze della Befana, ghirlande natalizie con materiale di riciclo e quanto possa rendere originale e splendido il progetto che stanno portando avanti da mesi. Un progetto di artigianato solidale – promosso dagli assessorati comunali del Welfare e dell’Artigianato – iniziato quest’estate con centinaia di centrini che hanno addobbato il centro storico della Città dei Murales e continuato nei mesi successivi, per un Natale colorato.

Presepe fatto a mano per un senso di comunità

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Natività all’uncinetto nella Torre del Semaforo

Nella Torre del Semaforo, è stato installato un presepe in lana creato dal gruppo. Ci sono i personaggi principali della Natività: Maria in ginocchio e con le mani giunte, in preghiera, che guarda la mangiatoia con una coperta che riscalda Gesù Bambino. Di fronte a lei San Giuseppe, con un bastone, in preghiera. Dietro il bue e l’asinello. Ottocento mattonelle di lana, all’uncinetto, cucite sulle sagome adagiate su paglia, una grotta ricreata con della carta, e dei sacchi di iuta che scendono dal soffitto. Un’atmosfera intima, suggestiva, che sta incantando chi sale le scale di questo monumento simbolo di Diamante che ospiterà la mostra fino all’Epifania.
L’altra Natività è sul lungomare “Fabiani-Mancini”, sotto delle palme illuminate. La collocazione qui richiama a un altro simbolo, che non è stato necessario ricreare: le palme, albero della pace nella simbologia del presepe. La stella gialla, all’uncinetto della Torre del Semaforo si congiunge con la stella cometa fissata sopra la capanna, custodita dai fusti delle palme. Come musica di sottofondo quella del mare, a pochi metri di distanza: ed è tutto così suggestivo da rimanere in silenzio e congiungere le mani, mentre le esclamazioni di chi visita questa opera d’arte riportano alla realtà. È la luce che scalda il cuore: perché pensare quello che c’è dietro questo lavoro rende tutto magico, come un dono che si fa agli altri e a sé stessi.

Uncinetto come terapia

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Alcune delle oltre 50 uncinettine di “Coloriamo Diamante” al Museo Dac

Da questa estate centinaia di centrini pendono come opere d’arte in questo museo all’aperto del centro storico, tra bellezze naturalistiche e oltre trecento Murales. Hanno riscontrato un enorme successo. Ma il risultato più grande, per queste donne di Diamante e non solo, è stato quello di ritrovarsi insieme, riprendere quel filo, che per alcune si stava sfilacciando, e creare nuovi legami contro la solitudine. Molte di loro, infatti, trascorrevano giornate tutte uguali, senza quei balzi gioiosi che aiutano ad affrontare la vita. Mentre le intervisto, guardo le loro mani, mi soffermo sul colore dei loro capelli, mi lascio avvolgere dalle loro risate e, catenella dopo catenella, mi ritrovo a conoscere storie di sofferenza, di rinascita, di amicizia. “Questo lo scopo del progetto condiviso: vedere tante persone riunirsi e trovare il sorriso, insegnare anche alle nipoti e alle ragazze più giovani questa lavorazione, raccontando la vita, condividere del tempo, come valore che non va annichilito – spiegano raggianti l’assessore Micaela Belcastro e Martina Presta. I laboratori attivati al Dac hanno riannodato legami sociali e dato impulso all’artigianato, per non disperdere le nostre tradizioni”.

L’inizio del progetto di artigianato sociale a Diamante

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Al lavoro, all’uncinetto

Com’è iniziato tutto? “Sferruzzare fa bene. L’assessore Micaela Belcastro mi ha chiamata per propormi il progetto. Attraverso il passaparola, si è costituito un gruppo, di nessuna connotazione politica, con donne di Diamante, anche con quelle che vivono in altri paesi e fuori regione. Ho iniziato a telefonare chi conoscevo e sapevo lavorasse all’uncinetto ma soprattutto chi sapevo stesse attraversando momenti delicati. La forza del gruppo, sin dall’inizio, è stata proprio questa: invitare altre persone, pensare all’unione come valore fondante per sconfiggere l’isolamento, per stare insieme e dare libero sfogo alla creatività”, mi racconta Angela Marra, la capogruppo della nascente associazione “Coloriamo Diamante”.

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Centrini colorati per installazioni centro storico Diamante

E mi spiega: “Abbiamo realizzato a mano centrini a tricot di cotone, di diverse dimensioni e colori: centrini da appendere in cielo, per aggiungere altri colori al centro storico di Diamante. Ne abbiamo fatti millesettecento, li abbiamo assemblati e poi installati con l’aiuto di mariti, nipoti, amici. L’entusiasmo nei vicoletti era contagioso. Centrini che sono arrivati anche da persone del gruppo che abitano lontano, che hanno lavorato per ore a casa, per poi spedirli a spese proprie: un senso di appartenenza e di comunità che emoziona. Voglio però sottolineare – continua Angela mentre le altre, vicino, annuiscono e sorridono – che a farci stare bene non è stato soltanto aver contribuito ad abbellire il nostro paese, ma soprattutto aver creato qualcosa di più grande, che non si può vedere ma vivere: sono nate nuove amicizie, chi trascorreva giornate da routine, anche in solitudine, ha trovato tante persone – siamo più di cinquanta – di tutte le età, che sa ascoltare, confrontarsi per costruire insieme”.

Anche per Micaela e Martina trascorrere tante ore con queste signore è stato terapeutico, così come per me e per le tante persone che, incuriosite dal vocio del Dac, sono entrate per vedere cosa si stesse realizzando. Per poi fermarsi e dare una mano. “Andavo lì e mi sentivo circondata da tante mamme e tante nonne, io che entrambe non le ho più”, mi sussurra Micaela.

Decorazioni Alberi di Natale hand-made

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Torte e uncinetto: momenti deliziosi

Il progetto dei centrini è continuato per creare le decorazioni natalizie, questa volta con la lana e con la mattonella “Granny”. Sono in tutto nove gli Alberi di Natale colorati e artigianali che punteggiano il territorio di Diamante. Dei coni in ferro rivestiti da cinquemila mattonelle all’uncinetto non troppo grandi, che di notte, illuminati dall’interno, creano un caleidoscopio di colori che porta indietro nel tempo, dove è bello ritrovarsi. Tre volte a settimana, da fine settembre, si sono ritrovate al Museo Dac per lavorare all’uncinetto, sedute attorno a un tavolo, con pause deliziose tra dolci, cioccolata calda, taralli, canti e aneddoti. Chissà quanti gomitoli di lana ci sono voluti per tutte le decorazioni di Natale! Ma i numeri poco contano, in questo microcosmo di sorellanza che avverto mentre vedo alcune che sferruzzano, altre che chiedono se è possibile realizzare una fiamma di lana per un camino, chi sta ultimando alcuni personaggi del presepe all’uncinetto, chi definisce gli ultimi ritocchi alle ghirlande con Alberelli di Natale crochet, pigne, fiocchi e materiali di recupero.

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Albero Natale con mattonelle Granny al Tramonto

“Non lavoravo all’uncinetto da molto tempo. Quando Angela mi ha contattato pensavo di non ricordare più come si facesse. È stato un cambio per me: lavoro e il pomeriggio, prima di questa avventura, me ne stavo sola a casa”, confida Francesca. “Adesso, grazie a questo gruppo, sono super impegnata. Capita di vederci anche fuori dal Dac, per fare una passeggiata o due chiacchiere”. Quando le chiedo come si sente, non esita un attimo: “Ringiovanita. Mi sento ringiovanita. Prima mi sentivo una vecchia, come se non riuscissi a fermare quell’invecchiamento che pesa più nell’interiorità che fuori. Casa-lavoro. Lavoro-casa: una routine che mi stava ingabbiando. Adesso sono rinata”. E sorride.

Crochet therapy per tutte le età

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Natività all’uncinetto sul lungomare Diamante

Che il lavoro all’uncinetto sia un aiuto potente contro lo stress, la tristezza e le preoccupazioni quotidiane, lo avevano già sperimentato e capito le nostre nonne, che a casa o insieme ad altre amiche, spesso anche nei vicoli del paese, si ritrovavano a sferruzzare per realizzare coperte, calze, maglioni e tanto altro. Nessuno spreco di fili, ma solo la consapevolezza di avere tra le mani l’uncinetto o i ferri, per apprezzare il valore della lentezza, creare e ritagliarsi quel tempo importantissimo per sé stesse.

Molte delle signore che sono al Dac mi dicono che hanno imparato questa lavorazione a scuola nelle ore di educazione tecnica o da vicine di casa, quando erano piccine. Come Esterina, la più grande del gruppo, che ricorda quando sin da piccola, con la famiglia, si ritrovava con l’uncinetto in mano. “Erano bei tempi. Poi la vita non è stata benigna con me”, dice, mentre la guardo nel suo vestito nero, con lo scialle dello stesso colore: tutto racconta, senza parole, il lutto che sta vivendo. Ripercorrendo la sua vita, gli occhi che si gonfiano di lacrime, nonostante provi a trattenerle: ma tutte le si avvicinano, per darle sostegno, affetto. “Da tempo non toccavo più l’uncinetto. È come se avessi perso ogni interesse. Poi è arrivata la chiamata per invitarmi a partecipare a questo progetto. Qualcosa mi ha spinto ad accettare. E adesso non mi sento più sola. Pensa l’altra notte ho lavorato all’uncinetto fino all’una di notte e non mi sento stanca”. Mi alzo e l’abbraccio, grata per questa storia di vita.

Filomena ha imparato a scuola, nelle ore di educazione tecnica. Ha lavorato per anni negli alberghi, adesso è casalinga. “Quando tornavo a casa dopo dieci ore di lavoro, l’uncinetto era il mio calmante. Me ne stavo a sferruzzare anche fino a notte fonda”. Il passaparola è arrivato anche a lei: “Ho colto al volo questa opportunità di creatività e condivisione. Sono contentissima. Quand’è la prossima festa per organizzarci con gli addobbi?”, chiede alle altre.

Benefici dell’uncinetto

Assemblaggio Alberi Natale Dac

Assemblaggio Alberi Natale Dac

Patrizia è una malata oncologica. Non ne fa mistero, perché – dice – “l’aiuto degli altri può essere salvifico, quando sincero. Invece di seguire un percorso psicologico per affrontare questo periodo delicato, ho deciso di unirmi al gruppo. Ho stretto amicizie con tante di loro, sto alimentando la mia creatività, mi rilasso e allontano da preoccupazioni che non sono d’aiuto. È un gruppo favoloso, con tante persone ma un unico obiettivo: stare insieme. E adesso stiamo già pensando al prossimo laboratorio”.

Tra loro c’è anche chi non ha mai sferruzzato, come Catia, che in questo gruppo, in queste nuove amicizie ha trovato quell’ancora di salvataggio. “Fino a pochi anni fa abitavo a Firenze, avevo un lavoro, che adesso continuo da remoto, qui a Diamante. Nell’aprile del 2022 ho avuto un incidente: da allora sono paraplegica con lesione midollare”, racconta adagiando la mano su un lato della carrozzella. “Quando sono tornata, ho avuto delle grandi difficoltà a inserirmi, anche perché non accettavo la mia nuova condizione. Un percorso intenso, lungo. Adesso le mie giornate hanno assunto un colore diverso. Non lavoro all’uncinetto”. Si ferma un attimo: la pausa giusta che, con rispetto, serve alle altre per dire all’unisono che “sta dando una grande mano diversamente”. Catia le guarda con riconoscenza: “È come se adesso avessi un appuntamento. La prima volta mi sono sforzata a uscire per venire qui, adesso è una terapia per me e non mi sento un’isola”.

Il filo che unisce Diamante

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Uncinetto regala sorrisi

A intrecciare fili, anche a distanza, tante signore che vivono fuori dalla Calabria ma che hanno un legame forte con Diamante. Come le due sorelle Palmina e Maria, che vivono al Nord con le loro rispettive famiglie. Il passaparola è arrivato anche a loro, così, senza esitare, hanno preso uncinetto e lana per creare 150 mattonelle ciascuna. Le hanno spedite e adesso sono tornate, con i mariti, per trascorrere le feste di Natale nel loro paese d’origine. In questo progetto corale, il ruolo dei mariti, di figli e nipoti, non è marginale. “I nostri mariti – dicono Palmina e Maria – hanno creato delle renne di legno, rivestite poi con le piastrelle di uncinetto fatte da noi. I pezzi sono stati spediti e una volta qui si è assemblato il tutto”. Adesso le renne abbelliscono una porzione vicino al lungomare, con un Albero di Natale all’uncinetto, una sedia dorata, dei sacchi fatti a mano, e delle cornici per scattarsi dei selfie.

Come hanno imparato l’uncinetto

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Amiche di uncinetto

Annoto questi spaccati di vita sulla mia Moleskine e ogni tanto c’è chi mi offre una fetta di torta o un bicchiere di cioccolata. C’è un gruppetto che lavora a un tavolo. Tanti gomitoli di diversi colori che si assottigliano mentre le mani seguono il loro ritmo. Sono movimenti armoniosi accompagnati da discorsi. Tra loro c’è Nadia, romana, sposata con un diamantese da cinquant’anni. Sono a Diamante per gli ultimi giorni di vacanza. “Mi spiace dover partire”, confessa. E sbrogliando i ricordi, racconta di aver imparato l’uncinetto quando era piccola. “Mi ricorda mia madre, mi ricorda tutto della mia infanzia e non solo. Mamma era volontaria per Lourdes: quando andava lì portava manufatti realizzati da lei all’uncinetto oppure li consegnava alle volontarie del treno bianco”.

Giuseppina ha realizzato anche delle spirali all’uncinetto con campanella che pendono sotto un arco del centro storico. Il soffio del vento crea una melodia che pare arrivare da lontano, mentre dall’arco scendono quelle girandole di colore. “Ho saputo di questo gruppo grazie a mia cugina che vive a Trento. Ed eccomi qui. La prima volta che ho visto lavorare all’uncinetto ero in spiaggia. Vicino a me c’era una signora con questo ferro uncinato: mi ha incuriosita. Lei mi ha insegnato a fare tante cose. Poi ho cominciato a guardare gli schemi all’uncinetto sui giornali e non mi sono più fermata. È come una boccata d’aria fresca”, dice regalando un dolcissimo sorriso.

Decorazioni natalizie con materiale di riciclo

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Albero di Natale grande con centrini bianchi

Intanto fuori è calata la sera, ma dentro il Dac c’è un gran via vai. Si stanno ultimando le installazioni e decidere dove è meglio collocare delle decorazioni. Insomma, i ritocchi finali prima di andare in scena. L’emozione è palpabile, ma non c’è nervosismo: tutto scivola tranquillamente. Mi avvicino a una parete del Museo: ci sono delle ghirlande con Alberi di Natale piccoli all’uncinetto, con bastoncini di legno trasportati in spiaggia dal mare, pigne cadute dai pini, intrecci unici. Li ha realizzati Mariella, che dice di non saper cosa sia l’uncinetto. Eppure, ha dato il suo prezioso contributo, puntando su un aspetto non secondare: il recupero.

Aspetto che si associa al riutilizzo, come mi fa notare Olga, mentre mi parla dell’Albero di Natale, quello più grande, di quattro metri, è realizzato con circa trecento centrini di cotone. Sono una parte di quelli fatti a mano questa estate: adesso compongono questo grande albero con un grande fiocco rosso davanti al quale non ci si sente impauriti. Anzi. Mette insieme i due colori per antonomasia del Natale, il bianco del candore, il rosso della gioia. Ai piedi, ci sono delle renne di legno: le ha create Olga insieme alla famiglia, tutti alle prese anche con altre addobbi per questo Natale a Diamante. Tra loro anche la piccola Emma, di due anni appena, che è diventata la mascotte del gruppo: è la nipote di Olga a cui già sta insegnando a capire quanto l’uncinetto e i passatempi del passato possono essere un appiglio, anche per riscoprire quella memoria storica, quel baule ricco di tesori da non disperdere.

Trame incantate che raccontano storie

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Cornice con materiali di recupero: pronte per il selfie

Dietro ogni singola piastrella all’uncinetto, ogni centrino, ogni addobbo artigianale ci sono delle storie. Ne ho raccontato alcune (tutte era davvero difficile) e ringrazio ogni singola persona che ha contribuito a questo progetto, perché quegli intrecci donano speranza. Così come il mio grazie a chi mi ha fatto entrare nel suo mondo, condividendo delusioni della vita, emozioni e rinascita.

Immergermi in questa atmosfera, assistere all’inaugurazione della mostra del presepe all’uncinetto nella Torre del Semaforo, vedere l’altra Natività sul lungomare, per me è stato un appiglio per affrontare queste giornate festive, che da un paio di anni hanno perso luce. Ho osservato i volti di chi lavorava all’uncinetto al Museo Dac, le mani operose, la gioia negli occhi di queste donne nel sentire i complimenti per queste opere d’arte. Ho sorriso quando sentivo tutte ripetere che non vedono l’ora di rincontrarsi, guardare sul calendario le prossime feste, e organizzarsi per iniziare un altro laboratorio, per tenere insieme quelle unioni che si sono create, senza escluderne altre. Sì, perché la porta per chi volesse partecipare è aperta, a chiunque, perché ogni tessera di questo meraviglioso mosaico può stare insieme ad altre, per quella bellezza che vede nella diversità la ricchezza in cui credere e valorizzare. Sempre.

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