Nella bottega d’arte di Giuseppe Filosa

Incontro con il pittore cosentino innamorato del suo centro storico

Spero che qualcuno rimanga misteriosamente incantato.

Il cartello sopra le scale mi rapisce. Lo sguardo fa prima mille capriole tra quel caos colorato di quadri, sculture, vasi dipinti e libri. Poi approda su queste lettere scritte a mano, su un foglio ingiallito dal tempo.

La grafia è incalzante. È tutto in maiuscolo, ma qui non siamo nel mondo dei social, in quei messaggi in bottiglia digitati in minuscolo per non urlare, non imporre. No, qui, è un’altra storia.

In questa bottega, a due passi dal suggestivo Duomo di Cosenza, si vive di realtà, di ricordi, di emozioni. Di pittura e vita. Sussurrati.

La meraviglia

In una bottega, una vita

Il cartello spunta da una scala della bottega/atelier del pittore cosentino Giuseppe Filosa, immersa nel dedalo del centro storico della sua Cosenza. Ogni mattina, pioggia o sole, neve o caldo rovente sulla pelle, quest’artista di 83 anni varca la soglia della sua piccola bottega d’arte “Il Duomo”. L’unica, pare, a queste latitudini.

Filosa si fa largo tra i suoi quadri, come a percorrere le strade che lo hanno riportato, quarant’anni fa, nella sua città. Dall’estero, se n’è tornato perché «non volevo vedere quelle case disabitate. Le dovevo far rivivere, almeno nelle tele e portarle in giro nelle mie mostre. Molti erano partiti. Io sono ritornato».

È un artista che ama viaggiare, perché apre la mente e la popola di novità. Eppure, nel 1976 «ho sentito anche io il richiamo. Non l’ho vissuto come un peso, una sconfitta. Sono le fasi della vita». Sorride.

Filosa all’opera

A te non costa nulla. Per me è una fonte di soddisfazione enorme.

In un sabato di novembre, mi ritrovo a Cosenza vecchia. La pioggia dà una breve tregua. La città mi accoglie con tanti raggi di sole: come in un prisma, la luce si scompone e abbraccia vicoletti, case, negozi, e tutti quegli edifici storici e di culto che formano la bellezza della parte antica.

Sono appena uscita dal Duomo: sento ancora la musica dell’organo che riecheggia nelle navate. Dura poco: quel silenzio ovattato si trasforma nei rumori di vita quotidiana. Le auto sembra facciano fatica a percorrere la salita, come se s’intrufolassero in un imbuto.

La sorpresa di un incontro

I miei occhi osservano. Ed eccola: un’insegna rossa e un piccolo gradino. Non resisto: entro. Dietro quella porta c’è la sorpresa di un incontro. Quello con un pittore di fama, noto e apprezzato in Calabria e all’estero, ma che non cerca gloria e fama. Cerca e trova, ogni giorno, ispirazione continua in questa sua città.

«Sono suoi questi quadri?», dico titubante. Un uomo alza la testa. Mi sorride e, senza fronzoli, risponde di sì. «Mi farebbe piacere conoscerla. Le va se parliamo un po’?», continuo. Con movimenti aggraziati, toglie delle riviste da una sedia vicina, mi fa spazio davanti alla stufetta, e mi invita a sedermi.

Inizia così il mio viaggio, piccolo ma intenso, alla scoperta di Giuseppe Filosa, pittore, scultore cosentino; di un viaggiatore che però torna sempre nella sua Calabria.

La bottega di Filosa

Le case si ripopolano di colori

Filosa indossa un cappello e un camice blu. Si siede. Prende un foglio grande, di quelli che coprirebbero metà delle mia altezza: sta preparando un manifesto per una mostra all’Associazione culturale “Il Graffio”. Intinge il pennello in una tavolozza di colori e non si ferma. Dalle linee, nasce il volto di un uomo. Io assisto alla sua creazione.

Pensiero, anima e immaginazione non hanno sbavature in questo artista che fino all’età di 5 anni ha vissuto a Montalto Uffugo, paese dell’entroterra cosentino, per poi trasferirsi nel capoluogo brutio.

Viva Cosenza vecchia

È stato all’estero per tanto tempo: ha lavorato nelle fabbriche, incontrato emigranti, conosciuto nuove culture. Visto fumo avvolgere le zone industriali tedesche, lui che veniva dalla Cosenza vecchia e incontrava contadini e artigiani. Dopo tre anni vissuti in Germania, si è trasferito in Svezia – è stato anche in Lapponia –, tanto da entrare nella lista ristretta degli italiani a esporre nel Palazzo della Cultura di Stoccolma.

Il richiamo delle origini

«I viaggi sono scoperte. All’epoca dipingevo e lavoravo. Ma posso dire di aver sempre vissuto d’arte, grazie anche alle mostre. Un mondo che mi ha donato tanto, poi però mi stava stretto o largo, dipende dai punti di vista», continua Filosa.

Tornato a Cosenza, prende in affitto un vecchio alimentari abbandonato, di fronte al Duomo, e lo trasforma nella sua bottega d’arte. Continua la sua avventura tra mostre all’estero, in Italia, con gli occhi attaccati nel centro storico cosentino. Intanto, frequenta Roma e studia scultura all’Accademia delle Belle Arti.

«Le case si stavano svuotando. Molti mi hanno dato roba che dovevano buttare, come quelle cassettiere che ho trasformato in quadri. Ma anche vasi, tegole e altro che per me hanno preso sembianze con colori e pennellate. Li ho voluti far rivivere a modo mio».

Arte su materiale di riciclo

Pittore e scultore, Filosa ha iniziato a ripopolare il centro storico nelle sue opere, a farlo apprezzare in giro. Se in una prima fase questo artista cosentino dipingeva fabbriche, il mondo del lavoro, gli emigranti, poi ha continuato con altri soggetti, anche i preti e il clero, ma non ha più abbandonato quelle stanze vuote. Stanze prima piene di allegria. Gli ha ridato colore, ha riacceso la luce, e trasformato in punti di calore.

Scultura, Filosa

Parliamo per un po’. La musica è lì a fare da sottofondo a queste confidenze, nate per caso. Ed ecco che un sabato si trasforma in una giornata diversa, ancor più bella.

La felicità? Per Filosa sono i viaggi, il suo centro storico, gli incontri, i nipoti, la famiglia. Per me è quella fiammella che si accende e distribuisce armonia, serenità ed emozioni, specie quando non te l’aspetti. Perché, come dice Robert Frost, la felicità compensa in altezza ciò che le manca in lunghezza.

Ps * Tutte le foto sono di Luana Antonucci, la sister in love

* Per info sulla biografia di Giuseppe Filosa: nella gallery un libro che mi ha donato il pittore, con tanto di dedica (happy).

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