Lo devo a me stessa. Sorrido: la mia anima non è più in ginocchio. 9 febbraio: dal buio ai sorrisi. Vi racconto la mia storia!

Ognuno di noi ha delle date importanti da ricordare. Tuttavia, non parlo di compleanni (posso garantirvi che al mio ci tengo tanto e faccio delle grandi feste) né di onomastici (qui al Sud è sentito parecchio. Ah, il mio è il 17 luglio, prendete nota!).

Mi riferisco, infatti, a quelle tappe della vita che sono coincise con un giorno particolare, segnato sul tuo calendario dell’anima. Forse ai più sfuggirà, ma tu lo ricordi, lo vuoi omaggiare o dimenticare, in quel turbinio di emozioni che ti dà vita.

Sorrido: la mia anima non è più in ginocchio

Sono certa ne avrete uno anche voi.

Il mio? Il 9 febbraio. Quando arriva il 9 febbraio la mia mente viene, infatti, come trascinata in un vortice fino a sfociare in un sorriso, in una carezza che faccio alla mia anima. All’inizio, però, avevo sepolto tutto. Poi è arrivato il momento di guardarla in faccia questa data, proprio per dire a me stessa che da quel giorno qualcosa in me è cambiato. In meglio, anche se, tuttavia, l’ho capito dopo. Che ho sofferto, tremendamente, ma ne sono uscita vittoriosa, anche se con un’arma sempre pronta per combattere e la sensibilità di essere magnanima con me stessa.

Che dal dolore può, quindi, nascere una nuova linfa dentro di me (di te). Basta, infatti, dare una possibilità, due possibilità, tre possibilità, infinite possibilità per rialzarmi (ti).

Come una festa

Sorrido, la mia anima non è più in ginocchio

La sensibilità

Da quel 9 febbraio, quindi, ho sulla fronte e sull’anima una cicatrice; un segno che intravedo in chi, come me, ha sofferto di depressione, ha pensato di essere tirato in fondo a un pozzo nero. Ha urlato. Stretto le mani invocando i santi. Provato a imparare a memoria tutte le preghiere fino allo sfinimento; trascorso ore sul divano, nel letto, con le coperte che non facevano vedere neanche i capelli.

Quel vuoto nel cuore che ti bloccava il respiro e giorni di sole che non riscaldavano neanche le ciglia. Fino a quando riesci ad alzare gli occhi: uno scatto. Hai guardato in alto. Sembra di vedere una mongolfiera colorata. Ti ci sei aggrappata/o. Pensi che le tue braccia non riusciranno a resistere a lungo in quella presa, con le gambe penzoloni.

Non sei il peso di te stesso

Ma comprendi, tuttavia, che non sei il peso di te stesso (no, non lo sei), che quel corpo è anche anima; è pensieri, sentimenti, intelletto, amore, fantasia. E lo trascini su. Con forza. Lo trascini su. Con il tempo, scavalchi e sei dentro la mongolfiera. Guardi, così, quell’immenso che si staglia intorno a te, quell’azzurro che ti apre la strada. Quel mare di opportunità. E decidi, quindi, di approdare: perché ti mancano gli altri, i sorrisi, gli abbracci.

Per dire “sono ritornata” e vedere spuntare, così, sul volto di chi ti ama quella gioia, quello sguardo che non scruta la tua cicatrice come una maledizione, ma come un segno che contraddistingue te, la tua sensibilità e il tuo essere.

E scrivi: quella penna che scorre sul foglio bianco è terapia. Imprime pensieri su carta e ne toglie il peso angoscioso dall’anima. Con me ha funzionato!

Ovunque speranza

Ovunque speranza

A te non costa nulla. Per me è una fonte di soddisfazione enorme.

Perché scrivo di depressione in questo blog in cui si parla di cose belle? Beh, semplice: che c’è di più bello di una rinascita? Della speranza che avvolge te stesso? Della gioia, della forza, del coraggio che pulsa in ognuno di noi?

Sapete: non è facile ricordare quel periodo terribile che ha scavato così in fondo alla mia anima da rischiare di annientarla. Ma se lo faccio è per dire a me stessa e a chi sta cercando di levare dall’anima quella trave, che neanche fa più sanguinare o meditare, che si può vincere. Sì, la depressione (chiamiamola come si deve) si può vincere. Ci vorrà del tempo. Tanto o poco, chi lo sa? Prenditi cura di te; apri le porte a psicologi e psicoterapeuti bravi, sii coraggioso. E quando tutto manca, alzati (ce la puoi fare!).

Che sia sempre rinascita

Cammina. Respira. Urla. Piangi. Respira. Parla. Abbraccia. Respira, respira, respira.

La polvere di frantumi che cadono, lasciano solo ombre.

Che sia sempre una rinascita; che sia sempre il bel tempo che si spera.

Le onde della vita poi si placano

Le onde della vita poi si placano

Oggi, 9 febbraio, io festeggio me. Mi coccolerò più degli altri giorni. Mangerò cioccolato, andrò in spiaggia, sentirò il rumore del mare, mi perderò in quegli abissi, ma non con tristezza. In quei fondali, sapete, c’è vita, come attorno a me, dentro di me.

Consapevole che da sempre ho vicino mamma, papà, Domenico e Luana (siete il mio mio balsamo per l’anima), la mia big family (una schiera di zii, cugini e parenti affettuosi e comprensivi), i miei “amici di salvataggio”, la mia scrittura, il mio mondo, i miei tramonti. E me stessa. Sì, me stessa.

Un

Un “raggio” in mezzo al cielo

*Foto concesse dalla #sisterInLove Luana Antonucci

4 commenti
  1. Michele
    Michele dice:

    Io ho due date 18/07/16=22/07/17 x lieve ictus con 3 ricoveri 2 int. Chirurgici 3 ospedali e cliniche ho lottato ed ora dal 12/01/18 rivedo un po’ di luce e terapia dolorosa 3 volte a settima e sono in piedi

  2. Alessia Antonucci
    Alessia Antonucci dice:

    Grazie per la tenacia, per la forza che hai condiviso su questo blog. Pronta guarigione
    #ottenove

  3. Alessia Antonucci
    Alessia Antonucci dice:

    Grazie mille.
    Tu che sai come ascoltare e come aiutare a conoscere se stessi…
    Ti abbraccio.
    Ottenove

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