Anni fa ho intrapreso un viaggio al contrario: tornare dalla Capitale in Calabria. Con una laurea in russo e in tedesco, mi sono ritrovata a scrivere un primo articolo sulle feste natalizie. È iniziata la gavetta e ancora continua, perché se perdi l’entusiasmo e la curiosità in questo mestiere (che poi è passione) sei come una barca in mezzo al bosco.
Da quando sono tornata in Calabria cerco di coniugare l’amore per le lingue straniere (all’improvviso nascono delle opportunità lavorative che prendo al volo) con il giornalismo (collaboro con Gazzetta del Sud e riviste). Tradotto: come tanti, faccio l’altalena. Spesso anche il trapezio, per non finire su un tappeto, inerme.
Vivo a Cittadella del Capo, piccolo paese del Tirreno cosentino (è una frazione di Bonifati, meglio essere precisi!), a casa mia, o, come sottolinea mio padre, “la tua casa in affitto”, con vista mare. Una vista privilegiata per osservare le onde, i pescatori che tirano in secca le loro barche colorate, i bimbi che costruiscono castelli di sabbia e trovano conchiglie, la gente che passeggia sull’arenile per allontanare pensieri e ridurre il grasso. O, semplicemente, che si sdraia a prendere il sole e fare il bagno anche a novembre inoltrato.
Premere le dita sui tasti del mio Pc è un ritmo allegro che mi dà ossigeno. Aria che entra nei polmoni quando sento e racconto storie belle della Calabria (e non solo), di persone che avevano un’idea e l’hanno realizzata. Di giovani, uomini e donne che non mollano, di territori che rispondono, di terre che offrono. Di bimbi che in quei castelli mettono anche le pietre per tenere salda la sabbia e le fondamenta dei loro sogni.
Storie, aneddoti, resilienza, speranze: racconterò tutto qui, in ottenove, perché ognuno vuole trovare il meglio che c’è in ogni cosa, in ogni battito.
L’idea di scrivere un blog è venuta da sé. Ci pensavo da un po’. Ho aspettato il momento giusto. Ottenove è la mia risposta a quei tentennamenti che creano onde vorticose nella mia vita, fino a scoprire il mio angolo di terra: stare qui è quel che voglio. Trovare un senso è ancora meglio: così è nato ottenove. Titolo strano, lo ammetto. Ancora di più per chi non è calabrese, per chi non hai mai sentito dire “benedica”, per chi non incrocia le dita temendo la jattura, per chi non compie altri gesti scaramantici. Così spesso si dice “ottenove”. Se vi capita di sentirlo, la risposta è una sola: “Fora malucchio” (lontano dal malocchio. E qui ci sarebbe da interpretare antropologi e non se ne uscirebbe più!).
Inizia la mia avventura: ottenove al Sud; a chi sarà protagonista dei miei racconti, di labirinti verdi in cui si intravede la via d’uscita; alle persone che incontrerò, ai paesi che visiterò, con il sorriso, la mia Moleskine e la mug piena di tisana fumante.
Ottenove alla gente allegra, sana, bella che se ne sta anche agli angoli, con in mano polvere di stelle.